Il ritorno a scuola e i timori delle famiglie. Covid, patologie invernali e vaccino: parla la pediatra

Il ritorno all’asilo e a scuola, in un anno segnato dalla pandemia da Covid, porta con sé un carico di domande e preoccupazioni da parte delle famiglie. Tra regole, linee guida e protocolli i dubbi non mancano, a cercare di dipanarli, in primis, i pediatri. Dopo questi lunghi mesi molti genitori sono più consapevoli e informati, i bambini sembrano essere meno esposti al virus ma il confronto con il proprio medico non manca.

«Le famiglie si pongono il problema della gestione dei bambini in comunità – sostiene la pediatra comasca Roberta Marzorati – e sul controllo di eventuali raffreddori o le febbricole che potrebbero comportare un allontanamento dei piccoli dall’asilo».

Ci si interroga sulla quotidianità, sulla possibilità che basterà qualche linea di febbre associata alla tosse per mettere in allarme famiglia e scuola. I pediatri – così come i medici di base per gli adulti – saranno chiamati ad altri mesi di super lavoro. Anche perché saranno loro a certificare lo stato di salute.

«La situazione sarà gestibile – aggiunge Marzorati – È necessario aspettare per capire, tutti quanti assieme, come muoversi in un contesto che per noi è comunque nuovo».

Al centro delle riflessioni delle famiglie in queste settimane anche la vaccinazione contro l’influenza per i bambini e in particolare si parla molto del nuovo vaccino spray che viene somministrato nelle narici evitando così la classica iniezione intramuscolare. Non protegge dal Covid, questo è chiaro, ma è raccomandato. «In fase di diagnosi, eliminando l’ipotesi di influenza – conclude la pediatra – si può anche valutare che si possa essere in presenza di Coronavirus e quindi agire in merito. Questo vaccino anti-influenzale, inoltre, evita di avere una infiammazione delle alte vie respiratorie, fattore che, con una difesa precaria, darebbe una possibilità in più al virus di colpire l’individuo».

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