La maledizione dell’ex Ticosa, bonifica infinita tra costi lievitati e tempi indefiniti

La maledizione dell’ex Ticosa non si smentisce, quando l’amministrazione era a un passo dalla sottoscrizione del contratto per la bonifica dell’ultima porzione di terreno, l’azienda vincitrice dell’appalto improvvisamente decide di tirarsi indietro. La storia infinita dell’ex tintostamperia non riesce a trovare il suo epilogo.

Con il passere del tempo il degrado ha finito per impossessarsi dell’area, i costi sono lievitati e i tempi allungati. Si iniziò a parlare di bonifica dell’area nel 2005, quando vennero effettuati delle analisi nel terreno e i costi per un’eventuale pulizia furono stimati in circa 180mila euro. Il progetto però fu abbandonato.
Il sogno, poi naufragato, dell’ex tintostamperia è iniziato 14 anni fa. Erano da poco passate le 18 quando il 27 gennaio del 2007 iniziarono i lavori per l’abbattimento della Ticosa.

Una grande festa che però segnò anche l’inizio di un incubo. A fine marzo dello stesso anno una centralina Arpa della zona rilevò una quantità anomala di amianto nell’aria. Scattarono le verifiche e il verdetto delle analisi non lasciò scampo: tra i detriti anche una guaina bituminosa che conteneva amianto in quantità non trascurabile. L’intera area finì sotto sequestro fino a quando l’Autorità giudiziaria non dispose lo smaltimento dell’intera demolizione come rifiuto speciale.
Tonnellate di detriti e milioni bruciati: un conto da sei milioni di euro per incarichi, consulenze e spese per la bonifica dell’amianto all’interno degli edifici e poi nel sottosuolo. Soltanto per rimuovere gli inquinanti presenti nel terreno sono stati spesi quasi 5 milioni, inizialmente il costo prevista ammontava a poco più di 2 milioni.

Gli anni passano e le amministrazioni comasche si susseguono fino ad arrivare a oggi con l’ultima porzione da bonificare: la cosiddetta “cella 3”, l’area che si trova dietro all’edificio della Santarella. L’ennesimo passaggio di una bonifica infinita. I costi raddoppiano, servono infatti altri 5 milioni per eliminare l’amianto all’interno dell’ultima cella e la partenza dei lavori viene fissata entro la fine del 2019. Non sarà così.

Ultimo capitolo della saga “Ticosa”: pochi giorni fa la notizia del ritiro da parte della ditta che si era aggiudicata la gara d’appalto per la bonifica della cella tre. Ora i lavori dovrebbero essere assegnati, dopo le verifiche di rito, alla seconda classificata, i costi varieranno e cresceranno di 280mila euro e i tempi si allungheranno ancora. Dall’avvio del cantiere ci vorranno almeno 15 mesi. L’area dunque non sarà ripulita dai veleni prima dell’autunno del prossimo anno.

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