Morti nelle acque dei laghi italiani: per i medici ambientali occorrono più prevenzione e controlli

A seguito della scomparsa nelle acque del lago di Iseo di una 20enne tedesca lo scorso venerdì, la Società Italiana di Medicina Ambientale ha chiesto una maggior prevenzione e più controlli sul territorio, sottolineando come le acque di fiumi e laghi possano nascondere grandi insidie.

Solo nel mese di agosto nei laghi italiani sono stati registrati 14 decessi per annegamento, poco meno di uno ogni due giorni.

Tra i bacini con più vittime, il lago di Como, quello di Bolsena, il lago di Bracciano e quello di Iseo. Per quanto riguarda il Lario, nell’ultimo mese nel ramo comasco si sono registrati quattro decessi: un turista francese di 75anni affogato davanti alla famiglia a Bellagio, due giovani di origine egiziana che hanno perso la vita tuffandosi nelle acque antistanti il Tempio Voltiano e infine un turista di 52 anni caduto accidentalmente in acqua a Tremezzina.

E se nulla si può fare per una fatalità come l’ultima, tanto si sta facendo per cercare di impedire la balneazione in zone come il Tempio Voltiano di Como: alla segnaletica installata dal Comune, si sono aggiunti controlli delle forze dell’ordine sempre più frequenti, con multe per chi non rispetta i divieti. Va detto, però, che anche questo sembra ancora non bastare. Anche lo scorso weekend, infatti, diversi erano i bagnanti in riva, inconsapevoli o incuranti dei pericoli celati dal lago.

A tal proposito, la Società Italiana di Medicina Ambientale ha sottolineato: “Le acque di fiumi e laghi possono nascondere diverse insidie. Da un lato mulinelli d’acqua e correnti nei fiumi, dall’altro fondali improvvisamente profondi dei laghi e difficoltà a risalire a riva, quando questa è rocciosa, causata da alghe adese alla pietra che la rendono scivolosa. I numeri sui decessi ci dicono che serve più prevenzione in Italia, promuovendo nella popolazione una maggiore consapevolezza circa le norme base di sicurezza e incrementando controlli e divieti”.

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