Elettrificazione della Como-Lecco, la lettera dei pendolari al ministro Salvini

Elettrificazione della Como-Lecco, il cantiere preoccupa i pendolari per la “previsione di chiusura totale della linea per oltre due anni”. Il Comitato ha inviato una lettera al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, all’assessore regionale alle Infrastrutture Claudia Maria Terzi e all’assessore regionale al Trasporto Pubblico, Franco Lucente, oltre che ai rappresentanti istituzionali del territorio.

“Abbiamo accolto con favore la richiesta di Regione Lombardia a RFI di suddividere il lotto 1 dell’elettrificazione (Albate-Molteno) in tre fasi funzionali (Albate-Cantù / Cantù-Merone / Merone-Molteno). – si legge nella lettera – Questa suddivisione avrebbe permesso di evitare una chiusura totale prolungata, garantendo almeno un servizio ferroviario parziale durante i lavori. Tuttavia, – proseguono i pendolari – RFI ha respinto questa richiesta, motivando la scelta con un presunto aumento di costi e tempi dovuto alla diversa gestione del cantiere. Il piano attuale prevede quindi una chiusura della linea per 835 giorni consecutivi-oltre due anni, una soluzione che avrebbe ripercussioni pesanti su studenti, lavoratori, frontalieri e sul turismo”.

I pendolari chiedono dunque che venga rivisto il piano di cantierizzazione, in modo da ridurre il periodo di chiusura e limitare i disagi per i viaggiatori, e propongono di dare priorità all’elettrificazione tra Albate e Cantù, consentendo l’estensione del servizio TILO fino a Cantù già in una prima fase, l’introduzione di un servizio sostitutivo di bus nella tratta Molteno-Merone-Cantù e un piano di cantiere che garantisca la riapertura anticipata della tratta Merone-Molteno.

“L’elettrificazione della linea Como-Lecco è un’opportunità fondamentale per il nostro territorio – concludono i pendolari – Tuttavia, una chiusura prolungata e la realizzazione di un’opera per la quale non si prevede un servizio adeguato, come richiesto dalla Regione, rappresentano un rischio che non possiamo permetterci”.

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