Consultorio di Como, chiude la sede di via Gramsci: attività trasferite in via Napoleona

Consultorio di Como, chiude la storica sede di via Gramsci. Il Comune, che è proprietario dell’immobile, ha bisogno di quegli spazi e, quindi, le attività svolte a pochi passi dal centro storico dovranno essere ripianificate. Presto il trasloco.

Riorganizzazione degli spazi e delle attività dei consultori familiari del Distretto di Como: questo l’obiettivo che nei prossimi mesi vedrà impegnato il personale che in questi centri, diretti dalla dottoressa Anna Armati, svolge un servizio fondamentale e imprescindibile per la cittadinanza. Prevenzione, assistenza sanitaria, psicologica e sociale tra le principali attività. Vengono garantite, inoltre, accoglienza personalizzata, orientamento, sostegno e alcune prestazioni specialistiche per il benessere e la salute delle persone. All’interno lavora un’equipe multidisciplinare composta da assistente sociale, ginecologo, infermiera, ostetrica e psicologo, a cui chiunque – a qualsiasi età e in tutte le diverse fasi della vita – può chiedere un supporto.

Nei prossimi mesi, quindi, le attività svolte finora in via Gramsci saranno trasferite alla Casa di Comunità di via Napoleona, negli spazi già ristrutturati e dedicati al consultorio. “Il Comune di Como ci ha rappresentato la necessità di dover destinare quegli spazi ai fini istituzionalmente perseguiti dagli uffici del settore Politiche Sociali”. A dirlo è il direttore generale di Asst Lariana, Luca Stucchi. Per questo, ha spiegato, “abbiamo deciso di unificare il servizio in via Napoleona e, allo stesso tempo, di riorganizzarlo con nuove proposte e offerte”. L’obiettivo, insomma, è andare incontro alle necessità dei comaschi, trovando una soluzione a quello che – con la chiusura del consultorio di via Gramsci – avrebbe potuto arrecare un disagio non da poco a molti cittadini.

“I consultori sono nati come luoghi dove le persone potessero trovare una risposta senza necessità di un appuntamento”, ricorda Stucchi. “Oggi siamo chiamati a un ulteriore passaggio – ha concluso – ossia quello di raggiungere noi le persone. Le donne, i giovani e gli studenti sono tra i primi ai quali dobbiamo rivolgerci”.

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